Terremoti e razzismo, un’unica soluzione

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di Masaniello

Nel 1980 una scossa di terremoto di 6.5 della scala Richter colpì profondamente la Campania e l’Irpinia in particolare. Si contarono 2914 vittime e più di 280.000 sfollati. Questo evento, di per sé già tragico, diede vita alla maggiore speculazione post-terremoto mai avvenuta nel nostro paese: più di 66 miliardi di euro per una ricostruzione mai avvenuta completamente, processi e commissioni d’inchiesta, per poi arrivare addirittura a Mani Pulite dodici anni dopo. Per portare a cosa? Al nulla, se non a un’ulteriore spesa ai danni dei cittadini e dei lavoratori salariati. Chi ha speculato? Le banche, i mafiosi e i politici.
Sono passati 36 anni da allora, l’immigrazione non c’era, o meglio c’erano i terroni che andavano a rubare il lavoro al nord, ma di “Bingo Bongo” che non hanno di meglio da fare che rischiare la vita per venire in vacanza a spese degli italiani, niente neanche l’ombra, neanche un migrante a cui dare la colpa.
Eppure la storia è chiara, basterebbe leggerla. Continua a leggere

Accordo integrativo… ma quale accordo?

Giuliano_PolettiApprendiamo con sdegno della firma dell’accordo integrativo territoriale cooperazione sociale nella provincia di Forlì-Cesena, sbandierata dalla CGIL. Sdegno perché l’accordo non contiene alcun miglioramento per i lavoratori, ma si limita a colmare un vuoto che persisteva già da troppo tempo.

Cento euro una tantum per coprire i tre anni di vuoto, tanto valgono i lavoratori. Dal prossimo anno, l’elemento retributivo territoriale verrà calcolato su nuovi criteri (viene da chiedersi quali).

Certa è invece la flessibilità di orario che si pretende dai lavoratori con la banca ore (si lavora di più quando il padrone lo richiede e si sta a casa quando il lavoro scarseggia), in modo da venire costantemente incontro alle necessità padronali di profitto.

Altro punto assolutamente discriminatorio e intollerabile è la tabella nero su bianco del costo del lavoro per le stazioni appaltanti.

Non ci meraviglia affatto che i presidenti di Legacoop Romagna, Confcooperative Forlì-Cesena e AGCI siano soddisfatti dell’accordo, dato che per loro sarà più facile individuare l’offerta più economica e vantaggiosa per il proprio portafoglio (http://www.legacoopromagna.it/firmato-il-contratto-integrativo-territoriale-delle-cooperative-sociali-di-forli-cesena/)

E CGIL, CISL e UIL? Si limitano a “rammaricarsi” perché all’interno di questo accordo non potrà più essere garantito il mantenimento della normativa sul licenziamento illegittimo antecedente l’entrata in vigore del Jobs Act per i lavoratori nei passaggi di appalto.

Come Partito Comunista dei Lavoratori abbiamo partecipato a diverse lotte operaie davanti a sedi di Legacoop, con in ballo il licenziamento di diversi lavoratori. Questo “accordo” porterà con sé maggiore incertezza e sfruttamento, grazie anche alle leggi del governo Renzi e dell’uomo delle cooperative, il ministro Poletti.

Rivendichiamo quindi l’abolizione del Jobs Act e di tutte le leggi che hanno di fatto smantellato i diritti dei lavoratori con il silenzio assenso dei sindacati, nel quadro di una mobilitazione di massa che riporti al centro della scena politica la classe operaia e degli sfruttati.

Basta accordi al ribasso! Basta erodere i diritti!

Cellula Operaia PCL Romagna

#cooperative #jobsact #cgil #pcl

Dialogato su scienza, oggettività e borghesia

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Commenti e riflessioni a partire da un’articolo di Repubblica (“Bosone, annunciare l’errore fa avanzare la scienza” 9 agosto 2016) in cui gli scienziati del CERN annunciano che la particella cercata, che doveva confermare l’esistenza del bosone di Higgs, non esiste: il bosone di Higgs è un’ipotesi che va lasciata nel cielo della metafisica.

Da qualche parte nella Barbagia.

Personaggi:

Huattalabì
Marcus
Roger
James
Andrée

Huattalabì: La nuova particella non esiste!

Marcus: Huattà, per ritornare ad Alfven…

James: E chi è Alfven!

Huattalabì: Il compagno Marcus, con l’espressione “ritornare ad Alfvén”, vuol dire che l’idea che sta alla base della ricerca dell’esistenza della particella “cugina” del bosone di Higgs dà ragione all’astrofisico e cosmologo materialista Hannes Alfvén, membro dell’Accademia sovietica delle scienze, che dagli anni Trenta condusse la lotta contro la cosmologia del Big-bang, nella cui formulazione iniziale era presente la teoria dell’atomo primevo, una particella prima che non era altro che un’anticipazione del bosone di Higgs, il cui campo dà la massa alle particelle. Molti scienziati hanno criticato l’espressione giornalistica adottata per il Bosone di Higgs: “particella di Dio”. Ma i giornalisti coglievano il carattere metafisico di quell’ipotesi. Per Halven l’universo infinito e in continuo movimento è animato principalmente dalle forze elettromagnetiche e tutte le forze dell’universo agiscono contemporaneamente, non esiste alcun inizio assoluto, nessuna ‘singolarità’, non esiste alcun Big-bang.
Alcuni anni fa uno studente del liceo scientifico di Ozieri nella sua tesina presentata all’esame di Stato, “Il Modello Standard – La teoria dell’unificazione”, dove criticava l’atteggiamento degli scienziati del CERN di Ginevra di fronte al fallimento dei primi esperimenti alla fine del 2008 e poi rimandati al 2009, diceva così:“per gli scienziati il problema della non riuscita dell’esperimento sta non in un problema di carattere teorico ma puramente pratico, cioè l’ipotesi è fondata. Questi fisici ricordano il gesuita Clavius che contestava i risultati osservativi di Galileo sulla Luna che provavano che la luna non era un corpo perfettamente sferico ma ‘rugoso’ come la terra, era un colpo importante all’astronomia tolemaico-aristotelica. Clavius con testarda cecità sosteneva che le ombre viste da Galileo erano increspature interne alla luna, ch’era ricoperta di una sostanza trasparente, l’etere aristotelico. Lo stesso si può dire della ricerca del bosone di Higgs che serve ‘a reggere la baracca’ del Modello Standard. Ma se il bosone di Higgs non si trova, continuiamo a cercarlo in eterno o cambiamo teoria?”. In questo senso, è importante “Cosmologia o Scienza” del nostro Alfvén.

Roger: Se al capitalismo servisse trovare il bosone o un milione di bidoni, li troverebbe. La neutralità della scienza non esiste.

Huattalabì: Allora questo capitalismo è onnipotente!
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CONTRO L’ENNESIMA GUERRA DI LIBIA

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Il PCL denuncia i bombardamenti USA in Libia e si appella alla mobilitazione contro il coinvolgimento dell’Italia nella guerra.

La “guerra all’ Isis” è solo il paravento della contesa tra i diversi interessi imperialisti in Libia e in Medio Oriente. Il governo fantoccio di al-Sarraj è la maschera di questa contesa.

Gli USA bombardano Sirte per rafforzare il proprio peso negoziale in Siria (e lustrare le fortune elettorali di Hillary Clinton). La Russia denuncia l’”illegalità” dei bombardamenti USA a Sirte per allargare i propri bombardamenti su Aleppo. La Francia gioca in Libia un’altra partita, in alleanza col macellaio Al Sisi: si allea con Tobruk e col generale Haftar, punta al controllo della Cirenaica e dei suoi pozzi, giunge a ipotizzare una spartizione della Libia. L’Italia si muove a tutela degli interessi dell’Eni in Tripolitania, e non vuole comprometterli a vantaggio della Francia e della Total: per questo dà sponda al governo tripolitano di al-Sarraj, sostiene i bombardamenti USA, offre le basi di Aviano e Sigonella. Altro che “guerra contro ISIS”. Ogni potenza imperialista fa la “guerra”… alla potenza concorrente, per la spartizione delle zone d’influenza.

Da 25 anni i paesi imperialisti hanno portato la guerra in Medio Oriente nel nome della “democrazia” e della “pace”, in realtà a tutela dei propri interessi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una montagna di morte e distruzione per le popolazioni civili, il drammatico sviluppo del fascismo islamico dell’Isis, l’importazione del terrorismo stragista entro i propri confini. Oggi assunto a pretesto di nuovi interventi di guerra, naturalmente… nel nome della “democrazia”. Occorre porre fine a questo cinico gioco al massacro.

La guerra alla barbarie dell’Isis, quella vera, la facciamo al fianco dei popoli oppressi, dei Kurdi, dei Palestinesi, delle forze democratiche della resistenza araba. Non al fianco dei macellai imperialisti. La facciamo nel nome di una prospettiva socialista di liberazione. Non a rimorchio del “nostro” imperialismo: un imperialismo italiano già responsabile, proprio in Libia, dei peggiori crimini coloniali (100000 libici impiccati e fucilati).

NO AI BOMBARDAMENTI USA IN LIBIA.

NO AL COINVOLGIMENTO DELL’ITALIA NELLA GUERRA.

PER UNA MOBILITAZIONE CONTRO L’ENNESIMA GUERRA DI LIBIA

#isis #guerra #Libia #petrolio #imperialismo

Golpe turco 2016: una comparazione con il golpe Borghese del ’70

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Contributo esterno di Trotsko

 L’ex-gladiatore pentito (?) Nino Arconte ha scritto:
Il Golpe Turco non è fallito, è perfettamente riuscito e si sta attuando proprio adesso sotto gli occhi di tutti.  (…) Migliaia di ufficiali e giudici arrestati sono frutto di liste di proscrizione che non si possono improvvisare. (…) Noi italiani dettavamo scuola in questo genere di machiavellici piani strategici. Fu grazie alla simulazione mediatica del cosiddetto Golpe Borghese, messo a punto senza nemmeno che fosse necessario impegnare l’esercito, che si poterono decapitare i servizi segreti leali alla Repubblica e mettere a segno il vero colpo di Stato. Quello perfettamente riuscito il 16 marzo 1978 e compiuto il 9 maggio dello stesso anno e … mai interrotto da allora.
Dall’agguato di via Fani all’omicidio Moro, l’ex agente G-71 svela una vicenda d’Italia chiara, ma nascosta. Evidente, ma occultata.
L’omicidio Moro rientrava nella logica del: “destabilizzare per stabilizzare”.
Un atto privo di senno che spinse le masse a destra e preparò il terreno alla marcia dei 40.000 di Torino. Del ritorno a casa. Della passivizzazione di massa.
Anche il parallelismo con il golpe Borghese è corretto. Con il “fallito” golpe del ’70,  Andreotti rafforzò i suoi poteri. Lo stesso Andreotti che fu il vero burattinaio dell’operazione.
Anche Erdogan con il “fallito” golpe ha fatto dimenticare la crisi del suo governo e i suoi imbarazzanti legami con l’ISIS (altro spauracchio creato e gestito dell’imperialismo). Non a caso la Turchia di Erdogan, stabilmente sotto l’ombrello NATO, partecipa alla luce del sole agli affari dell’Isis e utilizza l’estremismo islamico in funzione anti-kurda… mentre abbatte i caccia russi.
Con il “fallito” golpe vince la Turchia islamizzata, su quella laica. Vince l’area rurale, su Istanbul. Si aprono alle epurazioni, ai licenziamenti, agli arresti dell’opposizione, alle torture. Un’epurazione di Stato che coinvolge già nei primi giorni di “reazione” al “golpe” non meno di cinquantamila vittime(leggi). Una lista di proscrizione che appare per quello che è: preparata prima del golpe.
1- Perché preparare una lista di oppositori al regime?
2- Come è stata possibile una reazione al golpe così rapida se davvero non avessero conosciuto il piano?
3- A chi giova il “fallito” golpe?
Tre domande per una sola risposta: rafforzare l’AKP e il potere del presidente Erdogan.

AI SINISTRATI E ALLE FEMMINISTE A 5 STELLE

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di Volodia

Alcuni partiti e formazioni di “sinistra” alle ultime elezioni hanno dato il proprio appoggio al Movimento 5 Stelle. Non avvertire la “puzza di fascismo”, per dirla con Vauro, in un movimento politico che è in realtà un’azienda con marchio registrato ed è privo al suo interno delle strutture democratiche minime è un errore politico abbastanza marchiano, ma tant’è. I militanti di queste formazioni di “estrema sinistra” (sic) fanno spesso a gara tra chi è più duro e puro,  poi finiscono a votare (e già qui) anche soggetti con dichiarate simpatie fasciste come la consigliera M5S di Ragusa Giovanna Sigona (opportunamente espulsa dopo due anni che era in carica) o gente che sostiene la favola di Mussolini amico dei lavoratori senza rendersi conto del ridicolo di cui si coprono (per non dire di peggio).

Insomma, chi è di destra e dà il proprio appoggio al movimento 5 stelle è pienamente giustificato, è nel proprio habitat naturale. Ma chi ancora a sinistra straparla di “unica opposizione” al PD senza capire da che lato viene questa opposizione ormai non è più scusabile. Continua a leggere

Turchia. L’incruenta guerra civile borghese finisce nel sangue!

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No al colpo di Stato militare! Nessun sostegno a Erdogan e all’AKP! Opponiamoci a questo scontro con la lotta di classe!

Non è possibile stabilire né le cause né gli esiti di ciò che è accaduto in Turchia la notte del 15 luglio. Senza informazioni necessarie per un’analisi concreta della situazione concreta, sarebbe irresponsabile sia attendersi risultati progressivi da un golpe i cui autori sono ancora sconosciuti, sia fare appello alle masse perché scendano nelle strade insieme all’AKP e a Erdogan.
Da tredici anni a questa parte, la Turchia sta vivendo una guerra civile incruenta che contrappone le fazioni secolarizzate filo-occidentali della borghesia a quelle islamiche-confessionali. Questa guerra civile è a volte condotta accanitamente e allo scoperto, a volte resta sullo sfondo di altre contraddizioni. Ma nella notte fra il 15 e il 16 luglio, essa è esplosa nella forma più dura e più sanguinosa. Entrambe le fazioni in guerra sono nemiche della classe lavoratrice e degli oppressi. L’unica differenza fra loro è che mentre i putschisti distruggerebbero immediatamente ogni libertà della classe lavoratrice, Erdogan e l’AKP hanno bisogno di una strada più lunga per conseguire lo stesso risultato.
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Colau e De Magistris per Làbas: scegliersi gli alleati giusti!

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da Studenti Rivoluzionari Bologna

In occasione del recente incontro pubblico “Rebel cities” a Marghera, i sindaci di Napoli e di Barcellona, Luigi De Magistris e Ada Colau, hanno speso parole in difesa dell’occupazione “bene comune” dell’ex-caserma Masini, nota come Làbas. Uno spazio destinato dal Piano Unitario di Valorizzazione del comune di Bologna e dalla Cassa Depositi e Prestiti (che possiede l’immobile) a un complesso comprendente un albergo, una trentina di alloggi, attività commerciali e ristorative, il tutto “in armonia” col resto del quartiere Santo Stefano, uno delle aree “bene” della città. Attualmente, nei suoi documenti la CDP definisce Làbas “in fase di liberazione”ed in effetti è da dicembre che pende un decreto di sequestro della procura bolognese. Nonostante alcune aperture formali da parte della giunta comunale di Bologna e dalla stessa CDP, nel concreto la situazione è rimasta la stessa e il recente sgombero dell’occupazione abitativa di Porta Galliera costituisce la conferma palese della volontà da parte del comune di Bologna di far rispettare ordine, legalità…e il sacro diritto alla proprietà privata dei palazzinari e dei grandi gruppi capitalistici, privati e pubblici. A danno dei proletari, spesso senza lavoro e senza salario, che trovano sempre più difficile pagare affitti esagerati, anche nel caso degli alloggi popolari. Continua a leggere

Sull’assemblea de “Il Sindacato è un’altra cosa” di Firenze

di Gabriele Severi
(RSU FIOM-Cgil Marcegaglia Forlì)

Venerdì scorso 8 luglio a Firenze si è svolta l’assemblea nazionale dell’area “Il sindacato un’altra cosa”- opposizione CGIL primo vero confronto post “repressivo” da parte della CGIL e della FIOM al nostro portavoce e ai delegati FCA dichiarati da tempo dalla stessa organizzazione “incompatibili” e di conseguenza un chiaro attacco a tutta l’area sindacale che ha infine portato all’uscita “volontaria” dal nostro sindacato di diversi compagn*. Festeggia (ma non troppo!) la Cgil e festeggia soprattutto Landini e la FIOM per la decisione presa da Sergio Bellavita, da alcuni funzionari e da diversi delegati di abbandonare la Confederazione per approdare ai sindacati di base.

Personalmente rispetto la loro difficile e inderogabile decisione, ma non condivido tale scelta come tanti componenti che come me invece hanno deciso di continuare il loro impegno nell’area perché sono convinto che esista uno spazio, che ci è stato dato nell’ultimo congresso dai tantissimi lavoratori che hanno votato il documento alternativo a Camusso/Landini, e che tale spazio sia vitale soprattutto ogni giorno nelle nostre fabbriche e nei nostri posti di lavoro. Quello spazio è stato orgogliosamente conquistato con l’impegno di tantissimi delegat* che fanno vera rappresentanza e combattono duramente su più fronti tra padroni e burocrazie sindacali. Si tratta di consensi arrivati soprattutto da quei lavoratori che durante le assemblee congressuali hanno potuto avere la possibilità di ascoltare le nostre posizioni e rivendicazioni chiaramente alternative a Camusso e alla pessima attuale classe dirigente di questa CGIL e della stessa FIOM che con il suo segretario Landini andava “illudendo” gli stessi lavoratori che con qualche emendamento e “false” promesse di opposizione avrebbe cambiato la linea della Cgil da dentro. Si tratta di bufale che oggi lasciano l’amaro in bocca visto che a distanza di quasi 3 anni è successo l’esatto contrario. Insomma è una questione di rispetto dovuto a quei lavoratori che ci hanno dato il loro voto e che sperano in “un altro sindacato”, voto che va ripagato con il nostro impegno e la nostra coerenza. Continua a leggere